L’è tutto sbagliato, tutto da rifare.

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Venerdì scorso ho concluso la mia prima esperienza di insegnamento universitario alla facoltà di Economia dell’Università Roma Tre. Per 10 settimane, ho guidato 4 team di studenti nello sviluppo di un progetto di prodotto digitale aiutandoli a passare da una vaga idea a qualcosa di circoscritto e maneggevole.

Ho cercato di trasferire loro un metodo basato sulla sperimentazione continua delle ipotesi di lavoro. Perché quando si crea qualcosa di nuovo non ci sono certezze:

  • hai un’idea? Impara se quello che hai in testa è la soluzione al problema di qualcuno;
  • hai trovato soluzione? Impara come puoi impacchettarla per farla diventare un prodotto e venderla;
  • hai un concept? Impara quali sono le funzionalità veramente necessarie per portarlo sul mercato;
  • finalmente, hai un prodotto? Impara come farlo conoscere e acquistare ai potenziali clienti.

In 10 settimane è un sacco di lavoro, che i ragazzi hanno fatto sia in aula sia durante la settimana. I punti di arrivo sono vari, ma in tutti i casi rappresentano una buona base per andare avanti. Vedremo quanti dei team proseguiranno nell’avventura e cercheranno di trasformare il progetto su cui hanno lavorato in un’azienda.

Personalmente sono contento di quello che abbiamo fatto insieme e molti dei ragazzi mi hanno manifestato la loro soddisfazione per aver raggiunto un risultato concreto. Ma le celebrazioni non mi sono mai piaciute; preferisco il motto di Gino Bartali che – dopo aver vinto una gara – si ostinava a ripetere «l’è tutto sbagliato, tutto da rifare». Quindi, adesso occorre rifare tutto d’accapo e progettare un corso più efficace per il prossimo anno accademico (e non solo).

Un enorme grazie a:

  • Erica Melloni e Matteo Franza, che sono stati preziosissimi e hanno arricchito l’attività didattica con la loro esperienza di facilitatori,
  • ad Alberto Mucignat, che ha sostenuto un’intera lezione per spiegare come approcciare l’attività di prototipazione,
  • ai giovani imprenditori che sono venuti in aula a raccontare la propria esperienza e hanno ispirato i ragazzi,
  • a Carlo Alberto Pratesi, che ha sostenuto con convinzione il progetto di attivare un insegnamento dedicato alla progettazione di prodotti digitali.

 

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Arrivati all’ottava lezione: dagli MVP agli smoke test

Venerdì scorso, ottava lezione del corso di Digital Product Management. I quattro team hanno presentato i lavori su mock-up e user experience, che abbiamo discusso tutti insieme. Senza dimenticare di dare spazio alla creatività e al divertimento:

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Per la parte di teoria, ho parlato di come organizzare una serie di esperimenti in modo sistematico:

Less is more … Laboratorio di Prototipazione e Wireframing e Minimum Viable Product

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Lo scorso venerdì abbiamo esplorato le tecniche di prototipazione basate sui wireframe assieme ad Alberto Mucignat, CEO di Doralab ed esperto di user experience. Azitutto ci siamo presentati “pitchando” i nostri progetti in due minuti ad Alberto, che ci ha subito suggerito di fare nostro il mantra “less is more” di modo da tenere a mente di mantenere basso il numero di feature del nostro servizio/prodotto digitale. Abbiamo poi analizzato brevemente gli elementi della user experience (strategy, scope, structure, skeleton e surface) soffermandoci in particolare sull’importanza di investire tempo nella parte di editing e copywriting. In seguito abbiamo iniziato a lavorare sul concetto di “scenario core”: all’interno di ciascun gruppo ci siamo quindi domandati quale sia il nostro obiettivo primario e quali le azioni dei nostri utenti che ci servono di più per crescere in questo momento. Siamo passati poi all’elaborazione dello storyboarding della core experience, un potente reality check che limita gli errori possibili, rendendo visivamente (nel nostro caso tramite post-it) i task e le azioni che ci aspettiamo dal nostro utente. Infine abbiamo elaborato un prototipo interattivo dell’applicazione utilizzando la carta, realizzando tutte le possibili variabili di pulsanti e iterazioni.

Durante la seconda parte della lezione abbiamo approfondito con Nicola Mattina il concetto di Minimum Viable Product e ne abbiamo analizzati alcuni esempi. 

Infine quelli di noi che avevano partecipato allo start up week end hanno condiviso con gli altri spunti e riflessioni.

Startup Weekend Rome

Molti di noi hanno partecipato allo Startup Weekend Rome presso gli spazi di Luiss Enlabs il cui focus era “food chain sustainability and direct marketing food”.

100 partecipanti di diverse provenienze e con svariate competenze, 15 mentor e 54 ore di lavoro serrato ci hanno permesso di disegnare, elaborare, testare e infine “pitchare” le nostre 13 idee di start up di fronte ad una giuria di investitori e rappresentanti di alcuni tra i più grandi marchi dell’alimentare italiano (Barilla, Ferrero, Unilever, Aidepi e molte altre).

Le idee emerse in sintesi:

  • Foodok: un motore di ricerca per persone che con esigenze alimentari particolari (diabete, intolleranze, allergie, veganesimo, vegetarianiesimo, etc.) che consente di selezionare i prodotti e ordinarli comodamente da casa.
  • Merendami: un’applicazione per creare e personalizzare la merenda dei bambini e riceverla a casa.
  • Fasta: una catena di “fast pasta” per chi ha poco tempo per ordinare e acquistare il pasto, ma non vuole rinunciare alla qualità della pasta italiana.
  • Cibalia: un’app pensata per i consumatori che vogliono comprare cibo italiano all’estero. L’app consente di geolocalizzare i prodotti alimentari italiani nei vicini punti vendita.
  • SlowGrill: un’applicazione per chi viaggia in autostrada che consente di geolocalizzare gli esercizi commerciali in cui gustare e acquistare i prodotti tipici del territorio (a 5 minuti dal casello). Il progetto ambisce a creare una rete di negozi fuori casello (“Eataly delle autostrade”) in cui riunire e vendere i prodotti del territorio.
  • Spagrillo: un marketplace online che commercializzi in tutto il mondo una pasta brevettata e made in Italy, a base di farina di insetti.
  • Koocinati: una piattaforma che mette in contatto le persone che vogliono incontrarsi e scambiarsi lezioni di cucina, dotata di un sistema di feedback integrato.
  • Cime di rapa: un servizio che permette di scegliere la ricetta che si vuole fare e ricevere a casa un box con i prodotti freschi e confezionati necessari, nelle corrette quantità per preparare un pasto completo per due persone.
  • Ricibo: un servizio che si propone di ridurre gli sprechi di cibo, acquistando l’invenduto della grande distribuzione e rivendendolo ai ristoranti e alle attività interessate.
  • Knoweat: un’app che attraverso la scansione del QR Code permette alle persone che seguono un particolare regime alimentare di verificare che sia in linea con la propria dieta, ed eventualmente di acquistarlo online.
  • Krosseats: uno servizio di consegna di cibo a domicilio, con menu che mixano due stili di cucina differenti (es. cinese ed italiano), e che valorizzano, di volta in volta, ingredienti e piatti da ogni parte del mondo.

E’ stata un’occasione unica non solo di mettere in pratica quanto stiamo affrontando al corso, ma anche di fare networking e collaborare creativamente, e in modo accelerato, a tutte le fasi che facilitano il lancio di un progetto di startup .

 

Interviste, feedback e modi di pensare … un pomeriggio presso Matter Group

La quarta lezione si è tenuta presso gli uffici di Matter Group, una società internazionale che si occupa di facilitare i processi di collaborazione in progetti di change management, solution design e strategic planning. Erica e Matteo ci hanno accolti all’interno di uno spazio molto creativo e ci hanno chiesto di presentare noi stessi e la nostra idea utilizzando un oggetto all’interno della stanza.

Nell’arco del pomeriggio ciascun gruppo a turno ha condiviso le informazioni raccolte durante le interviste a potenziali clienti, chiarendo le difficoltà incontrate, le conclusioni fatte e illustrando i next step di lavoro. Per tutti è stato utile ricevere feedback e input da parte degli altri studenti. A tal proposito abbiamo fatto un piccolo brainstorming per capire quali sono le caratteristiche di un buon feedback e imparare a darne e riceverne nel modo più utile. Abbiamo imparato che un buon feedback deve essere: personale, basato sui fatti ma non oggettivo, riferito ai comportamenti e non alla persona, orientato allo sviluppo e autorizzato, e ci siamo dati la regola che per ogni feedback negativo se ne dà sempre uno di positivo.

Nella seconda parte del pomeriggio ciascun gruppo ha “pitchato” la propria idea in 2 minuti facendo particolare attenzione a citare: il problema che si tenta di risolvere, la soluzione identificata, la tecnologia a supporto/il vantaggio competitivo, il profilo dei potenziali clienti e le dimensioni del mercato di riferimento. Uno di noi, a turno, compilava tali informazioni in presa diretta sulla lavagna mentre gli altri scrivevano su un post-it la value proposition di ogni “pitch”. Questo esercizio è stato particolarmente utile per capire come veniamo percepiti dall’esterno, oltreché per riflettere sulla chiarezza, la completezza e la coerenza delle nostre presentazioni.

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Abbiamo poi esplorato brevemente la teoria dei 6 Cappelli di De Bono secondo cui esistono 6 modi di pensare tramite cui le persone filtrano e interpretano la realtà. Quando prepariamo o ascoltiamo una presentazione è importante tenerli tutti a mente. Il cappello bianco dell’analisi dei dati oggettivi, quello blu della razionalità, il rosso delle emozioni, il nero degli aspetti negativi e il giallo di quelli positivi.

Infine ci siamo seduti in cerchio e, durante una conversazione di sintesi, a turno abbiamo raccontato una cosa imparata nel corso della giornata: dal team building, all’importanza di fare delle domande precise ai nostri potenziali clienti, sino alla maggiore consapevolezza delle nostre idee, ognuno di noi si è portato qualcosa di nuovo a casa e ha ringraziato i colleghi e Matter per l’interessante pomeriggio di lavoro.

Analizzare lo scenario

Alla fine della seconda lezione ho dato agli studenti una serie di compiti da svolgere durante la settimana con l’obiettivo di far analizzare loro lo scenario in cui andranno ad inserirsi i prodotti su cui hanno scelto di lavorare. In particolare, gli studenti hanno:

  • individuato il mercato e l’industria di riferimento,
  • cercato stime sulla dimensione del mercato e il tasso di crescita,
  • individuato una serie di concorrenti e analizzato le loro offerte commerciali,
  • realizzato una presentazione con i risultati delle loro ricerche.

1. Presentazione dei risultati
La lezione è iniziata con la presentazione dei risultati dei compiti a casa con una discussione collettiva su quanto presentato. I team sono cinque e i progetti riguardano un device per indurre sonni lucidi, un servizio di raccomandazioni per tatuaggi, un’app per i regali di gruppo, un’app per organizzare le partite di calcetto e un social network per favorire l’integrazione degli stranieri. Questi sono i ragazzi che stanno lavorando ai tatuaggi:

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2. Testimonianza di Luca Mascaro
Luca Mascaro, founder di Sketchin nonché uno dei più bravi designer di esperienze digitali e non, ci ha raggiunto in collegamento Skype per raccontarci come fa (anzi faceva, visto che adesso dirige un’azienda in rapidissima crescita internazionale) le ricerche sul campo e le interviste ai potenziali consumatori.

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3. Lecture sulle interviste
La mia lecture ha avuto come tema le interviste. Ho preso come testo di riferimento The Mom Test di Rob Fitzpatrick e ho costruito una sintesi che trovate in queste slide:

 
Per la prossima settimana, gli studenti cominceranno a intervistare i potenziali utenti dei propri servizi per scoprire se l’idea che hanno in mente è la soluzione a un problema.

Presentare un’idea e un business

Anche la seconda lezione è andata veloce come la luce con una serie serrata di attività che hanno coinvolto gli studenti in prima persona. Ci sono venuti a trovare altri due giovani imprenditori, Ares Ferrigni di Wallfarm e Filippo Schiano di Pepe di CoContest, che ci hanno raccontato la propria esperienza con il pitch.

1. Value Proposition Canvas
Ho iniziato la lezione illustrando il Value Proposition Canvas, ossia un modello proposto da Alexander Osterwalder per approfondire le dinamiche con cui si genera valore per un cliente.


 

2. Presentazione delle idee e formazione dei team
Gli studenti hanno presentato le proprie idee cercando di illustrarle seguendo il format proposta da Adeo Ressi e spiegato in questo video:

Al termine delle presentazioni, le idee sono state votate e si sono formati cinque team che approfondiranno altrettante tracce:

  • un social network per aiutare gli stranieri (immigrati, rifugiati, visitatori? deve essere ancora deciso) a interagire con le persone di un posto sulla base di interessi e affinità;
  • un’app per ridurre gli sprechi alimentari;
  • un servizio di car sharing ispirato a Relay Rides;
  • un’app per gli appassionati di tatuaggi;
  • un add on per instant messaging per organizzare partite di calcetto.

3. Testimonianze
Dopo la pausa, ci sono venuti a trovare Ares Ferrigni e Filippo Schiano di Pepe che ci hanno raccontato le loro esperienze con il pitch e come hanno cambiato il modo di presentare i propri progetti imprenditoriali nel corso del tempo.

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4. Come si progetta un pitch
Infine, ho chiuso la lezione spiegando come si progetta un pitch per gli investitori, quali sono le informazioni da inserire e come valorizzare i punti di forza, minimizzando i punti di debolezza.